I compiti della stampa comunista

Lo scopo della seguente trattazione è di natura puramente pratica: essa serve quale punto di partenza per uno scambio di idee internazionali circa i mezzi ed i metodi della stampa comunista. Per poter intraprendere con successo la soluzione dei più importanti compiti ci pare necessario di stabilire i punti di vista dai quali questi compiti possono essere considerati nelle loro relazione con il movimento comunista.

Stampa capitalista e stampa comunista.

Per poter conoscere il carattere della stampa comunista come pure per poter conoscere questa alla sua vera natura, debbono essere considerate la stampa comunista e quella capitalista in relazione alla loro essenza contrastante. Questo contrasto si suole designare ordinariamente quale contrasto tra la stampa borghese e quella proletaria. Noi usiamo apposta altre espressioni - perché c'è anche una stampa capitalista che viene scritta da cosiddetti proletari o da veri proletari e d'altra parte non si può semplicemente identificare la stampa comunista con quella proletaria.

Il carattere della stampa capitalista si può stabilire con la proposizione di queste domande:

1. Per chi viene essa scritta?

2. Come viene essa scritta?

3. Da chi viene essa scritta?

La stampa capitalista è un'arma ideologica della lotta di classe che la classe dominante usa per la oppressione del proletariato. Nel suo uso essa si distingue molto dagli altri strumenti dell'apparato di oppressione. Essa non appartiene all'apparato di brutale e diretta oppressione, ma serve indirettamente allo stesso scopo. La funzione ideologica della stampa capitalista si potrebbe innanzitutto ricercare semplicemente nel rafforzamento e nella elevazione della coscienza di classe della borghesia, come in ciò realmente consiste la funzione ideologica della stampa comunista per il proletariato. Però come è risaputo, in realtà non è così. La stampa - e noi intendiamo in prima linea parlare della stampa quotidiana - del capitale finanziario e del grande capitale industriale, non viene scritta per l'alta finanza, ma per larghe categorie della popolazione. Nei grandi paesi capitalistici avviene in certe circostanze una differenziazione: i trusts della stampa rendono possibile la pubblicazione di giornali che sono rivolti a determinate classi o addirittura a determinate categorie. In ogni caso si presenta chiaramente la tendenza della stampa capitalistica: dominare le ideologie di tutte le classi. Per mezzo della estensione dei suoi potenti mezzi, come per mezzo della sapiente speculazione sui bisogni delle categorie che non sono ancora coscienti della situazione della loro classe, la stampa del grande capitale finanziario ed industriale, attira nel suo cerchio di lettori larghi strati di piccoli borghesi, di contadini ed anche di proletari. Per esempio il Matin si richiama con orgoglio al grande numero di proletari, per la maggior parte piccoli impiegati, manovali, operaie e domestici, che appartengono alla cerchia dei suoi lettori.

2. Questa funzione imprime alla stampa capitalista il suo carattere. Essa non può difendere apertamente gli interessi per i quali fu creata e non può sostenere in senso positivo la sua dominazione ideologica sulle tentennanti classi dei diseredati.

Una aperta apologia del capitalismo le toglierebbe in brevissimo tempo la grande massa dei suoi lettori. Essa invece fa ciò: cerca di impedire alla massa dei lettori di arrivare alla ideologia che corrisponde ai loro interessi. Essa organizza questa funzione in modo da tener conto del grado di coscienza, dei bisogni psicologici della massa dei lettori; essa cerca sistematicamente di aumentare l'ignoranza mentre sembra voglia dare una abbondanza di cognizioni. La soppressione della stampa comunista, sia in modo parziale, con la censura, che in modo totale colla proibizione della sua pubblicazione, oppure con l'ostacolare la sua diffusione togliendo il conto corrente postale, boicottandola o perseguitando i rivenditori, costituirebbe una forma brutale troppo evidente ed accrescerebbe anzi il desiderio di sapere, nei lettori che hanno un certo grado di sviluppo della coscienza. La stampa capitalista usa metodi più furbi e più pratici: essa vuole accontentare fin troppo il desiderio di sapere dei lettori, appunto per riuscire attraverso di esso non solo a mantenere la loro ignoranza, cioè la mancanza di cognizioni, di informazioni e di orientamento, negli attuali limiti, ma fare di essa addirittura una forma dell'intera mentalità del lettore. La profondissima, cosciente od incosciente intenzione della stampa capitalista non consiste nel far sorgere per mezzo di menzogne, di falsificazioni e di sfigurazioni, false convinzioni, come nel maggio numero dei casi da parte dei comunisti viene rimproverato alla stampa capitalistica. Quello che la stampa capitalistica vuole è ciò: portare la struttura della coscienza del lettore ad un punto tale, che egli per sempre debba essere incapace a distinguere il vero dal falso, a mettere in relazione cause ed effetti, a venire dalle particolarità alla generalità e viceversa, a portare nuove comprensibili conoscenze al complesso del suo sapere. Quando questo scopo è raggiunto allora nel cervello del lettore si può imprimere qualunque cosa come molle cera.

Per poter raggiungere questo scopo la coscienza del lettore deve essere tenuta continuamente in uno stato di non sicurezza, di confusione, di caos e di imbroglio. Nella realtà tutta l'organizzazione della stampa capitalista è rivolta a portare il lettore a questo stato. La rinunzia ad ogni ordine nella abbondanza di fatti particolari, lo spezzettamento, anzi il polverizzamento del mondo sociale in una confusione inafferrabile; tutto ciò non è molto corrispondente allo stato di coscienza ed ai bisogni del lettore, che tende per l'innato monismo comprensivo dell'uomo molto più all'unificazione ed all'arrotondamento del suo quadro mondiale; ma è un mezzo per impedire il sorgere di ogni capacità al controllo critico nella coscienza del lettore.

Un altro importante mezzo usato dalla stampa capitalista è il distogliere l'interesse del lettore ed il risvegliare nuovi bisogni "spirituali". Per allontanare il pericolo, che seguendo gli avvenimenti mondiali le categorie di semi-proletari e piccoli borghesi, impiegati e contadine e le masse proletarie non ancora coscienti, possano diventare coscienti dei loro interessi di classe, si rende la coscienza del mondo dei lettori apolitica.

La stampa capitalista a sensation con i suoi "pezzi di brigantaggio" e di orrori, con le notizie criminali, le avventure, lavora sistematicamente per sviare l'attenzione dei lettori. Francamente, a questo riguardo si afferma anche che essa provvede solamente a venire incontro ai bisogni dei lettori. In merito a ciò avviene quello che succede con la produzione capitalistica dei generi di lusso e dei generi coloniali, il bisogno dei quali il capitalismo suscita e sviluppa con la sua produzione, per poter poi venire ad esso incontro. (1) In questo modo la stampa capitalista ottiene che l'anarchia della società capitalista venga trapiantata anche nella coscienza dei lettori non capitalisti. E questo stato di coscienza anarchico è non solamente un terreno assai adatto per ricevere le più stupide menzogne, che altrimenti, da una sana mentalità, con poche riflessioni potrebbero essere riconosciute, ma serve anche allo scopo di paralizzare completamente l'effetto di quel minimo di notizie vere che la stampa capitalista è obbligata a diffondere. Per questo minimo di notizie fedeli alla verità nella stampa capitalista noi non dobbiamo ringraziare in verità i suoi scrupoli morali contro l'uso di falsificazione e menzogne troppo forti, nella manipolazione della coscienza dei lettori che ad essa è abbandonata senza difesa. La causa di queste notizie veritiere dobbiamo piuttosto cercarla nel controllo della stampa comunista, in certe domande particolari della stampa di opposizione e di quella di altri paesi. Infatti il credito che il lettore ingenuo dà alla stampa è proprio la condizione indispensabile perché essa possa avere effetto, come il credito è la condizione essenziale della sua attuale produzione capitalistica e deve essere garantito fino ad un certo grado. Pertanto questa garanzia è oggi caduta al grado di quella dei debiti statali nelle nazioni che hanno fatto la guerra.

Francamente, illuminati rappresentanti della stampa capitalista hanno acquistato coscienza del fatto, che la verità nella lotta di classe è un'arma molto più potente ed adatta alla natura della coscienza umana che la menzogna in tutte le sue possibili variazioni, e che perciò l'effetto del suo lavoro viene sempre minacciato dalla stessa natura della umana coscienza. Da questo punto di vista nasce una pratica nostalgia verso la obiettività veritiera che spesso si esprime nei vari membri del complesso della stampa in forma sentimentale e grottesca.

Così il Matin del 21 giugno 1921 grida disperato: "Se almeno la Associated Press non ci telegrafasse in un giorno notizie completamente opposte!".

A questo occasionale o sentimentale desiderio di ritorno al regno della verità, non si deve attribuire uno speciale significato.

3. La struttura dell'apparato della stampa capitalista richiede uno speciale personale che possa farlo agire. La stampa capitalista ha bisogno di specialisti, di giornalisti. Non sono stati i giornalisti che han prodotto la stampa capitalista, come essi pensano, ma è avvenuto il contrario. C'è la stessa relazione che corre tra l'individuo ed il suo lavoro, che Marx a proposito del processo di lavoro ha così magistralmente descritto. Come la produzione capitalistica riduce il lavoratore ad un semplice accessorio del suo prodotto, ad una semplice cosa, così fa la stampa con i giornalisti. Francamente qui: "la maschera economica del carattere delle persone" (Marx), agisce tanto più orribilmente in quanto l'intero processo si svolge nella sfera spirituale e la distruzione di ogni umana dignità, che è la caratteristica del sistema capitalistico, appare in forma potenziale. (2)

Il giornalista è uno specialista, però la sua qualificazione è di natura tutta speciale. Essa non consiste nell'aver speciali cognizioni in un campo qualsiasi del sapere e della conoscenza umana, ma nel "saper scrivere su di tutto". Sotto la sua penna teorie, fatti, opinioni, notizie, tutto si trasforma in materiale da giornale, cioè in mezzo per il dominio ideologico della coscienza della massa. Leggi naturali portano a ciò, che il giornalista stesso come semplice personificazione del giornalismo, cade sotto l'effetto delle leggi all'applicazione delle quali egli lavora, poiché egli eseguisce meccanicamente ed incoscientemente la funzione sopra descritta e durante il suo lavoro non solo non vede, ma non è nemmeno in grado di vedere la trasformazione di ogni cosa spirituale in Merce, che avviene sotto la sua penna.

Lo specialista del saper scrivere, che con ciò si pone al di fuori del reale divenire sociale, vede nella sua formale capacità di saper scrivere, una potenza materiale. Come la burocrazia talvolta si innalza a potenza vera e propria, come gli ufficiali specialisti per un certo tempo possono strappare il potere alla stessa classe capitalista, così può fare il giornalismo, in dimensioni più modeste corrispondenti alla ristretta coscienza del suo stato.

L'espressione diventa la sostanza, il mezzo lo scopo. Alla fine di questo processo il giornalista sta come un potere a sé stante, accanto agli altri poteri sociali (Clémenceau). Non appartiene al quadro di questa trattazione una completa analisi della stampa capitalista sulle basi dell'insegnamento sociale marxista. Ma era necessario fissare la caratteristica della stampa capitalista, perché i caratteri sopra descritti sono di fondamentale importanza per creare una vera stampa comunista.

Caratteri e compiti della stampa comunista.

La stampa comunista è un organo ideologico della lotta di classe rivoluzionaria. I suoi compiti provengono perciò: 1° dalle condizioni generali della lotta di classe rivoluzionaria, della strategia e della tattica comunista; 2° dalle sue particolari condizioni riferentesi alla sua natura di organo speciale di lotta fra gli altri. In seguito indirizzeremo le nostre osservazioni su questi ultimi ed i primi li considereremo come conosciuti dai lettori di questa rivista.

Come primissimo fondamento della stampa comunista noi affermiamo che il suo compito è quello di destare la coscienza comunista dei suoi lettori. Per raggiungere questo scopo essa deve organizzare la sua struttura interna non solo secondo il contenuto della coscienza dei lettori, ma anche - come la stampa capitalista - secondo la forma di questa coscienza. Sino adesso la stampa comunista per molti riguardi si è differenziata da quella capitalista solo per il suo contenuto, attraverso cioè alla propaganda dei principii comunisti. Nella sua organizzazione, nella sua costituzione, in infiniti particolari essa sta sotto l'influenza della stampa capitalista.

La riforma della stampa comunista significa: liberarla da ogni resto di influenza della stampa capitalista. Tutte le innovazioni pratiche o particolari hanno veramente valore solo quando servono al raggiungimento di questo scopo generale.

La differenza tra la stampa comunista e quella capitalista è più profonda di quanto usualmente si ritiene. Mentre la stampa capitalista è costretta a perseguire i suoi scopi indirettamente, in forma velata, la stampa comunista può apertamente lavorare per il suo scopo: il risveglio della coscienza comunista delle masse. La stampa capitalistica vuole mantenere ed accrescere l'incoscienza. La stampa comunista, in nettissimo contrasto con quanto sopra, si può solamente porre sulle fondamenta che le prescrive la sua posizione ideologica. Essa è la storica portatrice della verità: poiché la verità della teoria sociale e la ideologia coincidono solamente per il proletariato, mentre l'antagonismo interno della ideologia borghese costringe questa a dilaniarsi da sé. Così la posizione fondamentale della stampa comunista deve essere la veridicità senza compromessi.

Non vogliamo che ci si comprenda male: veridicità non significa che i comunisti debbono mettere sotto il naso della borghesia o del governo i loro segreti, se ne hanno. Anche la veridicità non è per noi fine a sé stessa, ma come per i moralisti, solo un mezzo per lo scopo, per il risveglio della coscienza comunista. Noi non contestiamo naturalmente che le attuali condizioni della coscienza del proletariato ed anche di una parte del proletariato comunista, più ancora degli intellettuali comunisti sia tale, che verità, che fanno apparire sfavorevole la momentanea situazione della rivoluzione comunista possano causare dei guai. Ma ciò porta solamente alla richiesta che la stessa struttura interna della coscienza, la forma di pensare stessa deve essere riformata. Infatti che cosa sono questi guai se non le conseguenze di un manchevole senso critico nel giudicare la portata di avvenimenti politici ed economici? Ma in verità noi non andremmo avanti se volessimo considerare la verità senza scrupoli e senza ornamenti sol quando il proletariato è diventato a ciò maturo.

A questo riguardo, il modo aperto con cui gli uomini politici comunisti russi parlano e scrivono sulla crisi politica ed economica della Russia dei Soviet, esempio unico nella storia, costituisce una politica altrettanto ammirevole - e ciò è più che ammirevole - quanto accorta.

Veridicità nel riferire i fatti e giudizio di essi in senso comunista, cioè storico e quindi anche critico, queste sono le condizioni per la liberazione della coscienza dalla ideologia diffusa per mezzo della stampa capitalista.

Ma per mettere completamente in luce il contrasto tra la stampa capitalistica e comunista, bisogna porci dal punto di vista della Totalità. (3)

Sviluppare la coscienza di questa totalità, darle cognizioni, notizie ed opinioni in un complesso ordinato nel quale ogni parte si riferisce all'altra, ogni più piccola notizia ha il suo significato in relazione alla verità fondamentale del comunismo e d'altra parte contribuisce sempre a far rivivere ed a rendere attuali le verità fondamentali di esso: questi sono i compiti della stampa comunista.

Da ciò risulta quell'inevitabile "pedanteria, professionale e dottrinaria" che scrittori, i quali d'altronde pensano bene della stampa comunista, criticano in essa.

Mentre la stampa capitalista vuole distrarre in tutte le direzioni l'attenzione del lettore - tanto che la sua rubrica simbolica è precisamente quella in cui si tratta di tutto ed il suo segno simbolico è quel punto interrogativo, che veramente essa pone solo davanti alle più stravaganti notizie - la stampa comunista deve invece concentrare l'interesse del lettore sui problemi fondamentali della lotta di classe, deve mettere assieme le materie più differenti nel contenuto e nella forma ed inserirle come elementi nel quadro mondiale unico del comunismo: Si capisce da sé che ciò non deve avvenire a spese della concreta vivacità - che però non si deve identificare in un caos impressionistico di colori.

Da ciò ne consegue che le singole parti e le rubriche del giornale nella stampa comunista debbono essere legate l'una all'altra più strettamente di quanto non sia avvenuto finora. Il servizio di notizie per molti aspetti disorganizzato, deve essere organizzato e le stesse notizie particolari debbono essere messe in relazione con gli articoli politici ed ideologici. Non si può ammettere, secondo l'esempio della stampa capitalista, una abbondanza caotica e non riassumibile di notizie, delle quali alcune vengono da fonte comunista, altre vengono prese da agenzie capitalistiche ed ufficiose senza commento e stampate le une accanto alle altre, come avviene nel peggior modo nella stampa socialista americana, ed anche nel Daily Herald e persino nella comunista Humanité.

Un commento alle notizie, breve, ma che orienti sempre verso i punti di vista generali del comunismo, è soprattutto una necessità fondamentale della stampa comunista, perché esso rappresenta uno dei più importanti mezzi di propaganda e di educazione. Buoni esempi si trovano nel Reichemberger Worwärts, nel Genfer Avant-Garde e specialmente nella Rote Fahne dell'Alta Slesia (attualmente soppressa). D'altra parte la lunga serie di articoli teorici ed ideologici, che spesso in sé stessi hanno un grande valore, ma che non stanno in nessuna relazione vivente con gli avvenimenti del giorno e non contengono dati, numeri e materiale afferrabili egualmente non è adatta allo scopo (vedi per esempio L'Ordine Nuovo, ed Il Comunista).

Qui si deve rammentare un compito fondamentale della stampa comunista, sinora molto trascurato - lo smascheramento della stampa capitalista. Noi possiamo liberare la coscienza del lettore nel modo più sollecito dall'influenza della stampa capitalista, se proviamo la falsità del suo servizio di notizie. Lo smascheramento della stampa capitalista è della massima importanza.

Egualmente per la grande massa dei lettori, se noi tutti i giorni proviamo praticamente, che la stampa socialdemocratica si serve del servizio di notizie della stampa capitalistica e delle agenzie della peggiore provenienza, per combattere la Russia dei Soviet, ciò è cento volte più afferrabile che non se noi scrivessimo su ciò articoli di fondo ed esercitassimo su di essa una critica morale d'indole generale.

Si rammenti la grandiosa potenza agitativa della scoperta del Daily Herald, riguardo ai numeri della Pravda bolscevica falsificati dalla polizia segreta inglese. Un altro esempio: Cicerin è tutti i giorni nella necessità di smentire ogni sorta di notizie false sulla Russia.

Se la coscienza dei lettori rimane priva di critica, allora lo smentire le false notizie della stampa capitalista di tutto il mondo è praticamente un lavoro di Sisifo, che non ha fine. Però, se si riesce con delle prove, con una analisi di queste notizie visibilmente afferrabile, a scuotere la fiducia dei lettori sino dalle fondamenta, allora verrà presto il tempo in cui le smentite diventeranno semplicemente inutili. La stampa capitalista specula sulla ignoranza dei lettori e sulla incapacità di essi a leggere un giornale con senso critico. Al contrario noi dobbiamo basare la nostra politica della stampa sul desiderio di verità dei lettori, sul risveglio delle loro capacità critiche.

Tutto questo è di grandissima importanza non solamente in riguardo ai lettori comunisti. Con ciò veniamo alla questione, che per motivi pratici non abbiamo trattato in prima linea.

Per chi viene scritta la stampa comunista?

Qui bisogna prendere posizione contro la concezione dottrinaria, secondo la quale la stampa comunista deve servire esclusivamente per i comunisti.

Al contrario: la stampa è una delle nostre armi più potenti per guadagnare a noi le masse tentennanti, se per tale scopo noi sappiamo adoperarla. In quanto si tratta di argomenti politici e di quegli argomenti politico-economici che vengono troppo trascurati a beneficio della politica di partito, naturalmente queste masse, che dai loro interessi ragionevolmente debbono essere portate nel campo della politica comunista, potranno intenderli sol quando in esse vi saranno le necessarie condizioni soggettive (maturità ideologica). Quanto però riguarda lo smascheramento delle notizie della stampa capitalista, si può per mezzo di esso raggiungere uno scopo di grande importanza: scuotere la fiducia nella stampa capitalista delle categorie dei piccoli borghesi e di quegli intellettuali piccolo-borghesi che sono così importanti per la formazione dell'opinione pubblica.

Appartiene alla giusta strategia la regola di cercare non solo il raccoglimento delle nostre forze, ma anche il massimo indebolimento possibile del "morale" del nemico prima dell'incontro decisivo. Noi dobbiamo perciò lavorare alla creazione di un'atmosfera morale-psicologica, che contribuirà in modo essenziale allo sfasciamento dell'ordine capitalista.

Già dalla circostanza, della grande importanza che a ciò attribuisce la politica capitalista nella sua lotta di classe, la stampa comunista dovrebbe riconoscere la portata dei compiti che le spettano; e qui si deve nuovamente affermare che la posizione comunista praticamente è tanto sfavorevole, quanto la verità, in conseguenza dei fondamenti della coscienza umana, è per questa un bisogno naturale.

La questione, per chi viene scritta la stampa comunista è però anche entro gli stessi partiti comunisti molto contrastata per il fatto che i lettori comunisti riguardo alla loro cultura, alla loro maturità ideologica ed ai loro bisogni non formano una massa unica, ma sono costituiti da strati diversi. La richiesta recentemente tante volte ripetuta, di scrivere in modo che tutti i lettori debbono capire tutto (che non è identica alla richiesta di una chiara, semplice e comprensibile maniera di scrivere), è in sé molto giusta, ma in quanto si riferisce al complesso della letteratura comunista, è una utopia.

Qui si pone la necessità di portare anche nella stampa quella organizzazione che oggi c'è nello stesso movimento comunista e nella massa, di creare, per quanto le forze personali e finanziarie lo permettono, differenti organi che si completino a vicenda.

È senz'altro chiaro che articoli, i quali per esempio vogliono ulteriormente sviluppare la teoria del comunismo non possono essere scritti in una forma accessibile a tutti. Ne viene perciò la conseguenza che essi non debbono essere addirittura pubblicati, che noi non dobbiamo avere alcuna opera ideologica del comunismo? Certamente no. Ciò che ne segue è solamente che i differenti compiti della stampa comunista non si debbono scambiare o mescolare in una stessa pentola. Qui lettori e scrittori toglierebbero di mezzo le difficoltà con una collaborazione spregiudicata e senza prevenzioni. Il portare i lettori a questa collaborazione è uno dei mezzi più importanti. A questo riguardo possiamo scegliere di nuovo come esempio la Rote Fahne dell'Alta Slesia ed il buonissimo giornale comunista per i contadini La voix paysanne.

Le notizie scritte da operai sulla vita di fabbrica nell'Ordine Nuovo, in una rubrica stabile, costituiscono un riuscito tentativo di togliere la distanza tra lettori e scrittori comunisti o per lo meno di invertire ogni tanto le parti.

Ci rimane ancora la questione, la cui soluzione praticamente è la più difficile, perché essa è la premessa per tutte le riforme obbiettive finora discusse e per quelle sottintese.

Chi deve scrivere la stampa comunista?

La stampa capitalista viene scritta da giornalisti. Deve anche la stampa comunista essere scritta da giornali comunisti? A questa domanda la risposta suona così: non ci sono comunisti giornalisti o per lo meno non ce ne dovrebbero essere. Il giornalista come specialista corrisponde, come venne dimostrato nella prima parte, all'ordinamento sociale capitalista, e se il movimento comunista prende l'istituzione del giornalismo senza trasformarne l'essenza, allora esso prende anche - ciò all'infuori della onestà soggettiva delle persone in questione - una parte della ideologia capitalista.

Come la stampa è solo un mezzo del Partito Comunista nella condotta della lotta di classe, che non è staccato dagli altri, ma si svolge in una vicendevole vitale relazione, così il giornalista, quale specialista del "saper scrivere" non ha alcun diritto nel movimento. La stampa comunista non deve essere scritta da giornalisti, che sono anche membri del partito, ma da membri del partito che sanno scrivere. Solamente in questo modo si può evitare il pericolo che il giornalismo nel movimento comunista cresca come una potenza isolata ed indipendente, come avviene nella società capitalistica. Che questo pericolo non sia un vuoto fantasma, ogni attento lettore della stampa comunista può facilmente convincersene. La critica della "stampa dei letterati" molto giustificata e pertanto non condotta affatto dal punto di vista di principio, non è altro che una protesta che raccoglie la parola di battaglia contro il sopravvento che vuol prendere la tecnica dello scrivere sull'argomento, contro la sostituzione dei punti di vista e delle conoscenze marxiste con variazioni stilistiche delle "parole del giorno" comuniste.

Naturalmente il movimento comunista non può prescindere da una divisione del lavoro ed è naturale che i compagni i quali mostrano una speciale capacità, si specializzino. Questo però non significa che gli specialisti debbono essere come i collaboratori della stampa capitalista.

Sarebbe corrispondente allo scopo l'obbligo per tutti i redattori e giornalisti comunisti, all'infuori della loro attività, ad un determinato lavoro di partito, come avviene in modo vario nelle province. Il pericolo del giornalismo è più forte nei grandi organi centrali, dove in conseguenza del grande numero di forze, la divisione del lavoro si può facilmente applicare.

Simili punti di vista valgono per la divisione del lavoro nel seno della stessa stampa. Oggi regna ancora in questo campo una completa anarchia.

La stampa comunista dispone di così poche forze che è una utopia voler condurre metodicamente la loro scelta, il loro lavoro, la loro educazione ed il loro controllo. Per tanto si debbono fissare i principii secondo i quali si debbono orientare le riforme. Molto si può già preparare sin d'ora. C'è una necessità urgente di elevare l'educazione dei pubblicisti comunisti. Solo sulla base di una fondamentale educazione il redattore sarà capace, invece di fare delle variazioni stilistiche, di prendere su tutte le questioni del giorno posizione in senso marxista, cosa che interessa in sommo grado i lettori di un determinato organo. Quella che è specialmente necessaria è l'istruzione economica. Cose generali sullo sfruttamento capitalista, sul bagarinaggio, sugli speculatori, ecc. si possono sempre liberamente e con ragione ripetere, ma con ciò non si fa alcun lavoro pratico.

I pubblicisti comunisti debbono essere obbligati a formarsi queste cognizioni e debbono essere controllati per vedere se hanno soddisfatto ai loro doveri. Senza una rigida disciplina neanche in questo campo si può raggiungere alcun progresso.

Noi sappiamo molto bene che molte delle cose dette e discusse in questo scritto, ogni compagno che pensa le considera come cose che si capiscono da sé. Qui vale però il detto: le verità che si capiscono da sé, debbono essere ripetute così a lungo sino a quando non solo vengono generalmente riconosciute, ma anche messe in pratica.

Note:

(1) In quale largo modo anche la stampa socialista è influenzata da quella capitalista, lo mostrano i giornali socialisti americani, oppure il Daily Herald, altrimenti ottimo, che nel tempo della serrata dei minatori portava nelle sue prime colonne, notizie su delitti, sul tentato suicidio della moglie di un tenente, ecc.

(2) Sotto questo aspetto appare chiara l'impotenza dell'indignazione morale, che pochi onesti intellettuali provano di fronte alla "venalità" ed alla "mancanza di coscienza" dei giornalisti. Incapaci di distinguere la causa dall'effetto, essi credono che tutta la corruzione spirituale dei nostri tempi sia opera dei giornalisti. Sotto tali circostanze sarebbe anche senza pratico significato la misura seriamente invocata dal pensatore religioso Kirkegaard, di fucilare tutti i giornalisti. Il meccanismo impersonale del capitalismo ne sceglierebbe dei nuovi dalla armata di riserva giornalista per metterli al posto dei vecchi.

(3) E' chiaro che riguardo al concetto di verità, sul quale la totalità regolerà il pensiero critico, potrebbe risultare da quanto sopra, l'uso originariamente ingenuo dell'espressione "verità" o "veridicità". Noi parliamo di un materiale originario di fatti e notizie, sui quali l'interpretazione ideologica di questo materiale può elevarsi. In questo secondo rapporto, il concetto ingenuo di verità non è naturalmente usabile; il suo criterio non sta nei singoli fatti storici, ma nel complesso della teoria e della prassi comunista.

Da "Rassegna comunista" n. 7 del 1921. Firmato: Adalberto Fogarasi

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