Procedere nel lavoro "per argomenti concatenati"

Forse mi sono perso qualcosa, ma mi sembra che nel vostro lavoro vi siano effettivamente, come dicono in diversi, "innovazioni" non solo rispetto al marxismo ma anche rispetto alla impostazione della Sinistra Comunista. Diego Gabutti, che forse non a caso è vostro direttore responsabile, l'ha affermato nell'articolo "Una merenda del cappellaio matto". Costanzo Preve, ha affermato più volte che Bordiga ha reinventato il marxismo, escogitando categorie che Marx neppure si sognava, come il centralismo organico, l'anonimato nella pubblicistica, la teoria del battilocchio e persino l'interpretazione contro Engels del Secondo Libro del Capitale. Posso non essere d'accordo con questi personaggi, ma è sicuro che nessun marxista oggi utilizza il metodo che per voi invece è consuetudine.

 

Il problema non è se oggi qualche marxista utilizza o no lo stesso nostro metodo di lavoro ma di verificare se tale metodo è coerente con quello di Marx, Engels, Lenin o Bordiga. E siccome questi nostri antenati dichiaravano di utilizzare il metodo scientifico, il problema è verificare se noi utilizziamo un metodo siffatto per indagare i fatti sociali. Molti hanno perplessità di fronte all'utilizzo di strumenti come i frattali oppure di teorie come quelle del caos, dei sistemi complessi, delle reti o delle catastrofi. Perplessità aggiuntive si producono quando si corrisponde magari via e-mail senza altre relazioni o si partecipa ad una riunione isolata senza un legame con il contesto generale del nostro lavoro. Molte nostre riunioni, che poi vengono tradotte in articoli o pubblicazioni, sono la continuazione di lavori precedenti, per cui chi partecipa una volta sola si perde sicuramente qualcosa. È ovvio, perché, come dicevano i nostri vecchi compagni, noi lavoriamo sempre ad argomenti concatenati. Anche se ovviamente cerchiamo di rendere conclusivi i vari capitoli del lavoro generale, specie per la pubblicazione, è vero che in un certo senso stiamo scrivendo un romanzo a puntate. E siccome la nostra storia affascia diverse epoche, ecco che è del tutto naturale parlare − tanto per fare un esempio − di computer invece che di pallottolieri.

Anche se ne trae conclusioni tutte sue, Gabutti ha ragione quando dice che Bordiga s'è reinventato il marxismo. Era del tutto evidente che, dopo la degenerazione dell'Internazionale Comunista, si rendeva necessaria un'operazione di restauro della teoria. Ma è una fesseria affermare, come fa Preve, che non c'è relazione fra Marx e Bordiga. La relazione c'è secondo le leggi d'invarianza, come appunto nell'esempio del pallottoliere. Il computer è un buon campione di "invarianza secondo trasformazioni": ingloba non solo il pallottoliere ma anche la penna, la macchina per scrivere, i caratteri mobili di Gutenberg, l'ipertesto come quello della Bibbia, la biblioteca universale e, con i blog in rete, la statua di Pasquino. Le "categorie invarianti" di Bordiga inglobano quelle di Marx e di Engels perché egli ha lavorato sugli stessi presupposti, ma un secolo dopo. Come diceva Newton (citando gli antichi): chi si arrampica sulle spalle dei giganti riesce a vedere più lontano di loro.

Qualche mese fa abbiamo tenuto una riunione intitolata Struttura frattale delle rivoluzioni. Anche i frattali sono un risultato dell'invarianza: ogni zoom in avanti o indietro è autosomigliante anche se mai uguale. C'è invarianza, se vogliamo vederla, in ogni transizione sociale, dalla rivoluzione neolitica a quella comunista. Come succede in natura, così deve succedere nelle cose umane che fanno parte della natura: non ci sono confini tra la politica, cioè la vita di tutti i giorni e la produzione, la scienza, la tecnica, come invece credeva Gramsci sull'onda dell'insegnamento di Croce. Non ci sono confini fra noi e Marx. Se ragioniamo e agiamo secondo le leggi d'invarianza c'è continuità. Che è altra cosa rispetto al biascicare pappagallesche giaculatorie e nello stesso tempo difendere tutte le categorie di questa società.

Rivista n. 24