Conferenza pubblica sulla "Guerra del Golfo"

22 febbraio 1991

Con la guerra del Golfo non si svolge tanto lo scontro fra l'imperialismo americano e il sub-imperialismo iracheno, quanto invece lo scontro preventivo fra gli imperialismi maggiori in lotta per il mondo.

Il corso della guerra ha dimostrato che l'obiettivo USA non era affatto la liberazione del Kuwait, ma l'occupazione dell'area da cui dipende la produzione e quindi l'economia di Europa e Gìappone. La distruzione della potenza militare dell'Iraq è la diretta conseguenza.

La pianificazione della guerra e la sua condotta denunciano quanto agli americani importi del "diritto" e quanto invece sia decisivo il risultato finale: imporre il rinnovato ruolo di polizia mondiale sia nei confronti dei concorrenti che del proletariato.

La borghesia irachena avrebbe avuto un solo modo per impedire il disastro: scatenare per tempo la lotta delle masse arabe. Ma non poteva, poiché essa stessa si era prestata per otto anni al massacro per conto dell'imperialismo mondiale in cambio di dollari e armi, dal momento che essa stessa pretende un ruolo di dominio locale.

Il dopoguerra non sarà come gli alleati-avversari vorrebbero ma un intrico di contraddizionì piú gravi e irresolubili di prima. Se non interverrà la sollevazione delle masse arabe oppresse passerà la "Pax Americana", vero preludio per gli schieramenti della Terza Guerra Mondiale. E se passerà la guerra difficilmente passerà la rivoluzione.

"Non un uomo non un soldo per la guerra" fu sempre la classica posizione dei rivoluzionari. Essa si realizza con la mobilitazione concreta della classe operaia attraverso le sue organizzazioni. Vergogna quindi ai sindacati per aver proibito lo sciopero generale e la lotta. Obiezione di coscienza e diserzione non fanno parte del nostro patrimonio di lotta. Esse pongono l'individuo di fronte a una scelta personale e lo espongono senza appello alla repressione. Con il perdurare della guerra, solo in presenza di sintomi di disgregazione della forza militare diventa possibile porre il problema del disfattismo diretto, cioè la trasformazione della guerra imperialista in guerra rivoluzionaria.

Volantini